Metterci cuore, nel copywriting

Gen 3, 2023 | Copywriting | Visualizzazioni: 1194

Quanto contano, le emozioni, in chi scrive contenuti digitali? Quelle che prova chi commissiona un lavoro di scrittura, chi lo crea, e chi lo legge. Riflessioni sulla scrittura del cuore, assieme allo psicologo Luca Mazzucchelli, che ha coniato (e scritto), L’era del cuore.

LE EMOZIONI NEL COPYWRITING

Chi scrive contenuti digitali, che saranno letti sul web, si trova in mezzo a un percorso con più direzioni emozionali, per così dire:

  • da una parte, il sentire di chi commissiona un progetto di scrittura, con fini pubblicitari, di vendita, di visibilità, fidelizzazione, e così via;
  • dall’altra, il sentire di chi leggerà il detto contenuto: quali reazioni avrà, cosa proverà, sarà portato a compiere l’azione richiesta e premere il tasto Call To Action?;
  • dall’altra ancora, in mezzo a queste due variabili emotive, ci sta il sentire di chi scrive il contenuto digitale. Di chi vive di copywriting e content writing, per lavoro. Quella persona, ha dei sentimenti, prova delle sensazioni, delle emozioni: che posto trovano, e che valore hanno, all’interno del processo di scrittura?

EMOZIONI COME SPINTA ALL’AZIONE

Nel 2020, la Giunti ha pubblicato un nuovo volume dello psicologo e psicoterapeuta Luca Mazzucchelli, che nelle prime pagine spiega: “ […] ho deciso di intitolare L’era del cuore proprio per sottolineare la centralità della componente emotiva nella nostra vita”. Di emozioni si parla sempre più – per fortuna. O di intelligenza emotiva, la capacità di percepire le proprie emozioni, riconoscerle e “gestirle” in qualche modo, o di fare lo stesso con quelle degli altri. Ci rendiamo subito conto che è una abilità importante per chi per lavoro crea contenuti che saranno letti sul web da un dato pubblico, con l’obiettivo di “s-muovere” tale pubblico e portarlo a compiere un’azione – per esempio acquistare un prodotto o servizio.

La psicologia ci fa da supporto, nelle parole di Mazzucchelli: “Le emozioni sono la miccia attraverso cui ognuno di noi si attiva e prende decisioni, piccole o grandi, che finiscono per scolpire noi stessi e le nostre vite”.  Allo stesso modo, le emozioni possono diventare la miccia attraverso cui un utente prende una decisione grazie al copy che un/una copywriter ha scritto e pubblicato online.

STARE NELLE PROPRIE EMOZIONI

Ci si preoccupa sempre delle emozioni di chi legge un copy o altro contenuto digitale: ma come la mettiamo, con le emozioni di chi lo scrive? Occuparsi di copywriting significa avere a che fare con persone diverse da noi. Inutile nascondere che non si può andare sempre d’accordo con ogni persona che incontriamo: talvolta nascono simpatie immediate, spontanee. Altre si fa più fatica a comunicare, a stare dentro una relazione professionale con agio e serenità.

Guardarsi dentro, con sincerità e onestà verso sé stessi, senza fingere che vada tutto bene, è un primo passo. Connettersi con le proprie emozioni è un modo per gestirle meglio, anche e soprattutto quelle ingombranti. Nel suo libro L’era del cuore, Mazzucchelli racconta di sé e della propria crescita professionale. Nel momento in cui si è trovato, giovane laureato, a prendersi cura di un gruppo di bambini inquieti e indisciplinati, provenienti da famiglie disagiate, ha capito cosa si può fare, per gestire al meglio le relazioni:

  • stare nelle emozioni, anche quelle meno piacevoli, senza sforzarsi in tutti i modi per mandarle via;
  • muoversi e avvicinarsi alle persone, specie quelle che ci mettono un po’ in difficoltà coi loro comportamenti o valori differenti dai nostri.

STARE NELLE EMOZIONI DEGLI ALTRI

In ambito di copywriting, “muoversi” verso chi ci commissiona un lavoro, può voler dire:

  • prima di parlare, ascolto la persona che ha richiesto un mio servizio;
  • ascolto in silenzio e senza (pre)giudizio;
  • chiedo in maniera esplicita quali sono i suoi bisogni e le necessità;
  • chiedo di farmi un esempio concreto, specifico, del servizio che si aspetta da me;
  • suggerisco una proposta che sappia rispecchiare i valori e i bisogni del cliente, e che mi permetta di mettere al suo servizio le mie conoscenze, competenze, esperienze.

Insomma, ci metto “del cuore”, nel momento in cui mi relaziono con chi mi chiede un servizio.

DARSI TEMPO PER GENERARE VALORE

Ci vuole un certo tempo (e ognuno ha il suo) per imparare a stare nelle emozioni più scomode, le proprie, o quelle di chi abbiamo davanti e ci chiede ascolto. “Ci sono voluti tempo ed esperienza per trovare il coraggio di affrontare la mia paura e trasformarla in valore da generare a beneficio degli altri”, racconta Mazzucchelli circa la sua crescita professionale nel campo della psicoterapia.

Creare valore, in ambito di copywriting e content writing, avviene con un doppio senso: valore per chi richiede un lavoro, per il suo brand, la sua azienda, i suoi dipendenti, i suoi prodotti o servizi. Ma anche valore per noi stessi e il nostro ruolo di creatori di contenuti digitali. Valore per i testi e contenuti e copy e articoli che scriviamo e saranno letti da un pubblico online. Riflettere sui valori, propri o altrui, è un esercizio che parte sempre da dentro, dalla nostra parte emozionale: “[…] i valori si trovano nel cuore ancor prima che nella mente”, ci ricorda Mazzucchelli.

Ed ecco che si fa sempre più chiaro il concetto di “era del cuore”. Un tempo in cui dare valore alle emozioni, in ogni ambito della vita. La consapevolezza che le emozioni contengono una carica in grado di smuovere le montagne – o, nel momento in cui scriviamo testi digitali, smuovere i nostri possibili clienti. Come farlo? Ne parliamo meglio qui:

Come ti emoziono, mentre mi leggi?

 

 

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Verusca Costenaro

Chi è capace di vivere le proprie emozioni è anche capace di fare emozionare gli altri. E quanto più sarai in grado di toccare le corde emotive delle persone attorno a te, tanto più sarai in grado di cambiare loro la vita.

Luca Mazzucchelli, psicologo, psicoterapeuta, formatore.

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Un’architettura di parole

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Il lavoro del copywriting e content writing è un percorso di costruzione, come avviene in architettura. Una costruzione in cui i mattoni sono le parole. Ci rifletto grazie a Gae Aulenti.

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